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Patti

Con i suoi dodici chilometri di costa interamente balneabile, Patti è una località turistica adatta per gli amanti del mare e della natura. Situata nell’omonimo Golfo, equidistante tra i centri di Milazzo e Capo d’Orlando, è la quarta città più grande per popolazione della provincia di Messina.

È sede di diocesi, tribunale e ospedale e possiede un patrimonio storico, architettonico e naturalistico tra i più ricchi dell’intera costa tirrenica siciliana.

Oltre alle due frazioni balneari di Marina di Patti e Mongiove, il territorio municipale comprende anche la rinomata frazione di Tindari, dove si trova la famosa basilica della Madonna nera e il sito archeologico greco – romano con l’Antiquarium e il superbo teatro antico, sede ogni anno di rappresentazioni teatrali e kermesse musicali di rilevanza nazionale e internazionale.

All’estremità orientale del territorio comunale si trova la Riserva Naturale Orientata dei Laghetti di Marinello: un’area protetta caratterizzata da sabbia fine in cui sono incastonati alcuni specchi d’acqua salmastra.

La città è famosa anche per l’antica tradizione legata alla lavorazione delle ceramiche sia d’uso che d’arte e sino alla fine dell’800 possedeva parecchi opifici in cui si producevano manufatti che venivano esportati in tutto il Mediterraneo.

Cenni Storici

Nonostante alcune recenti scoperte archeologiche abbiano dimostrato l’esistenza di un nucleo abitativo già tra l’VIII e il X secolo A.C., le prime testimonianze storiche sulla città risalgono al 1094, quando il Gran Conte Ruggero I di Sicilia decise di fondare qui il monastero benedettino del S.S. Salvatore.

È ormai certa, tuttavia, la presenza in epoche molto più remote di alcuni insediamenti, testimoniati dal rinvenimento di diverse necropoli e dalla scoperta, negli anni 70 del secolo scorso, della Villa Romana di Patti Marina: residenza extraurbana di epoca tardoantica che conserva intatti alcuni mosaici di pregio e altri reperti archeologici.

Nel 1115 la città divenne dimora della regina Adelasia, moglie del gran conte Ruggero e madre di Ruggero II, primo re di Sicilia. Oggi le spoglie di Adelasia in un sarcofago custodito all’interno della Cattedrale di San Bartolomeo. Nel 1544 la città fu attaccata e saccheggiata dal pirata Barbarossa.

Ricostruita con mura più possenti, tornò a ripopolarsi e a crescere rapidamente, anche a seguito della costruzione del Seminario, voluto dal Concilio di Trento, che rappresentò l’unico centro di formazione culturale superiore per la parte occidentale della Val Demone (l’attuale provincia di Messina) sino alla fine del XIX secolo.

Dal 1812 Patti divenne anche capoluogo dell’omonimo distretto per tutta la zona dei Nebrodi durante il Regno delle Due Sicilie. Con la nascita del Regno d’Italia assurse a capoluogo di circondario e vennero istituiti il Tribunale, il carcere, la compagnia Carabinieri, il regio Ginnasio e altre scuole ed uffici governativi comprensoriali; vennero costruiti un teatro, un nuovo ospedale e la villa comunale Umberto I.

L’economia, molto florida fino alla seconda guerra mondiale, era basata sul settore agricolo, commerciale, sulla pesca e soprattutto sull’industria delle ceramiche, esportate via mare in tutto il mondo occidentale.

Il Centro Storico

La cittadina è rimasta arroccata sino alla fine dell’Ottocento sulla collina circondata dalle antiche mura. L’area coincide con l’attuale Centro storico: un dedalo di vicoli lunghi e stretti, di origini medievali, su cui svettano la cattedrale normanna di San Bartolomeo, il palazzo vescovile e il seminario.

In centro storico hanno sede parecchi edifici e chiese di pregio, tra cui Palazzo dell’Aquila (sede del municipio), Palazzo Galvagno, l’ex complesso conventuale di San Francesco (sede del museo delle ceramiche) e le chiese degli Agonizzanti, di Sant’Ippolito e di Santa Febronia (martire pattese e santa protettrice della città). Alcuni degli edifici conservano opere d’arte di scuola attribuibili al Gagini e al Serpotta.

Da visitare: Cattedrale di San Bartolomeo, sarcofago della regina Adelasia, Museo diocesano, chiesetta Di Santa Febronia, chiesa di Sant’Ippolito, Chiesa degli Agonizzanti, complesso conventuale di San Francesco, quartiere Polline, quartiere Sant’Antonio Abate, piazza Niosi, Fontana del Calice, Villa comunale Umberto I, Palazzo Nachera, Vecchia Pescheria.

La Villa Romana

Scoperta nel 1973 durante i lavori di costruzione di un tratto dell’autostrada A 20, quando due piloni hanno distrutto parte del lato nord della villa, a 6 km di distanza da Tindari, La Villa Romana di Patti Marina risale al periodo tardoantico.

La parte esplorata corrisponde al nucleo centrale della villa, con al centro una corte a peristilio intorno alla quale ruota la zona residenziale. I vani maggiormente rappresentativi, tipici dell’edilizia privata tardoantica, sono costituiti dall’aula absidata, che si apre al centro dell’ala ovest e dal triconco, vero punto focale dell’ala sud, che dal peristilio guarda verso il mare.

Il mosaico dell’aula absidata è andato distrutto, ma le pavimentazioni del peristilio e quelli del triconco sono in eccellente stato di conservazione.

Marina di Patti

Residenza estiva di molti pattesi, la frazione balneare “Marina” è ricca di attività commerciali, bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, locali notturni e lidi balneari, concentrati principalmente sul lungomare Filippo Zuccarello.

Sede dei vecchi opifici di lavorazione della creta, Marina di Patti vanta una secolare tradizione dell’arte ceramica, particolarmente florida sino alla fine del XIX secolo grazie alla maestria dei cosiddetti “Pignatari”.

Oggi la frazione si regge principalmente sul turismo grazie alla straordinaria ampiezza delle spiagge libere e all’intraprendenza di parecchi giovani che hanno deciso di investire sul settore ricettivo e della ristorazione.

Cosa fare: attività in spiaggia, escursionismo, aperitivo, cena, shopping.

Mongiove

Rispetto a Marina di Patti, la frazione balneare di Mongiove è più adatta agli amanti del relax e della natura.

Il piccolo borgo marinaro si estende ai piedi di Monte Giove, che segna l’ingresso alla Riserva Naturale dei Laghetti di Marinello dal suo fronte occidentale. Particolarmente affascinante la località “Grotte”, dove le spiagge di sabbia fine si alternano a piccole calette e a misteriose grotte scavate nella grande falesia a picco sul mare.

Cosa fare: Attività in spiaggia, escursionismo, diving, pesca subacquea, trekking, aperitivi al tramonto.

Tindari

“Tindari mite ti so/ fra larghi colle pensile/ sull’acque dell’isole dolci del dio…”.

In “Vento a Tindari”, lirica contenuta nella raccolta Acqua e Terre”, il premio Nobel Salvatore Quasimodo omaggiava così la frazione turistica più frequentata e rinomata della città di Patti. Antico insediamento greco – romano, è sede di uno dei siti archeologici più importanti della Sicilia. Fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, Tindari fu base navale cartaginese durante la Prima Guerra Punica. Con Siracusa passò successivamente nell’orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo.

Presa da Augusto nel 36 a.C., che vi dedusse la colonia romana di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia, Cicerone la citò come “Nobilissima Civitas”. I resti della città antica si trovano nella zona archeologica, dove spicca Il Teatro Antico, sede ogni anno di rappresentazioni teatrali e kermesse musicali d’interesse nazionale e internazionale. Tindari è anche un importante sito devozionale, ogni anno meta di centinaia di migliaia di pellegrini che giungono sul “colle sacro” per rendere omaggio alla Madonna nera, in ossequio ad una tradizione religiosa che si tramanda da secoli.

Il Santuario, oggi elevato a Basilica, è costruito sull’estremità orientale del promontorio di Tindari, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell’antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata. La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, vi venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall’Oriente in seguito al fenomeno dell’iconoclastia, nell’VIII-IX secolo. La chiesa, distrutta nel 1544 dai pirati algerini, venne ricostruita tra il 1552 e il 1598 e il santuario venne ampliato dal vescovo Giuseppe Pullano con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979.

La festa del Madonna di Tindari si svolge ogni anno il 7 e l’8 settembre.

Cosa Vedere: Area archeologica e Parco Archeologico di Tindari, Museo archeologico, Basilica della madonna nera.

Laghetti di Marinello

Un’oasi di pace e meraviglia o, meglio, un diamante grezzo dove la natura incontaminata si estende per oltre 400 ettari di vegetazione lussureggiante, spiagge mozzafiato, imponenti costoni rocciosi a strapiombo sul mare, affascinanti calette e sinuose lingue di sabbia a delimitare i quattro incantevoli laghetti d’acqua salmastra (Marinello, Mergolo, Lago Verde e Porto Vecchio). Benvenuti alla riserva naturale dei Laghetti di Marinello: probabilmente l’area lagunare più spettacolare dell’intera Sicilia e meta ogni anno di migliaia di visitatori, tra cui amanti del trekking, naturalisti e turisti balneari.

Istituita nel 1998 dalla Regione Siciliana in virtù della presenza di alcune particolari specie di uccelli migratori e attualmente gestita dalla Città metropolitana di Messina, l’area protetta si trova a ridosso del Comune di Oliveri ma ricade all’interno dei confini che delimitano il territorio di Patti. Patrimonio di straordinario valore dal punto di vista paesaggistico e della complessità faunistica e morfologica, la riserva rientra nei Siti di Importanza Comunitaria (Sic) ed è annoverata tra le Zone Speciali di Conservazione (Zsp) e quelle di Protezione Speciale (Zps).

Fiore all’occhiello della costa tirrenico-nebroidea, la riserva naturale orientata dei Laghetti di Marinello è una delle più belle oasi naturalistiche della Sicilia. Ancor prima della sua istituzione formale, la riserva di Marinello ha sempre suscitato forte interesse da parte della comunità scientifica. Parecchi sono infatti gli studiosi attenti alle continue metamorfosi dell’area lagunare e della sua caratteristica lingua di sabbia, oggetto di costante monitoraggio anche da parte del Cnr e delle università di Messina e Palermo. Ma questo luogo, al di là delle evidenze scientifiche, è anche in grado di trasmettere suggestioni che si alimentano di leggende e miti tramandati nel corso dei secoli.

Uno straordinario ecosistema lagunare, situato in un contesto paesaggistico davvero magico e che nella percezione collettiva racconta due storie parallele: quella mistica, legata alla leggenda di una bimba caduta in mare e salvata dalla madonna nera che miracolosamente prosciuga le acque formando l’area oggi visibile; quella scientifica che prevede l’apporto di sedimenti dal fiume Timeto attraverso le correnti dominanti, formando le caratteristiche lingue sabbiose. Qui misticismo e scienza si fondono, dando l’impressione di trovarsi in un paradiso terrestre incastonato tra la falesia rocciosa su cui si erge Tindari e le flessuose lingue di sabbia che si affacciano sulla baia di Marinello.

Un’area dal fascino unico al mondo che ogni anno attira migliaia di turisti che vi giungono attraverso visite guidate o a volte per caso, attraverso il passaparola.

Isole Eolie

Di origine vulcanica, l’arcipelago delle Isole Eolie si trova proprio di fronte al Golfo di Patti, nel Tirreno meridionale, a nord della costa siciliana.

L’arcipelago, che comprende i due vulcani attivi di Stromboli e Vulcano e vari fenomeni di vulcanismo secondario, si compone di sette isole: Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea.

Tappa obbligata per chi decide di visitare la Sicilia settentrionale, le Isole Eolie sono caratterizzate da una bellezza selvaggia e da una natura incontaminata, in grado di suscitare atmosfere uniche che fanno di questo arcipelago una delle mete turistiche più affascinanti del Sud Italia.

Montalbano Elicona

Proclamato “Borgo dei Borghi” nel 2015, Montalbano Elicona è un piccolo Comune di circa 2 mila anime costruito intorno ad un antico castello che fu la residenza estiva del re Federico III di Sicilia. Di grande interesse artistico, culturale e storico, il piccolo borgo di origini medievali presenta un tessuto urbano armonioso, costellato di chiese e palazzi dall’indiscusso valore artistico.

Tra questi la Basilica di Maria Assunta in cielo, che custodisce alcune opere d’arte del Gagini. Da visitare anche il “Museo fotografico dott. Eugenio Belfiore”, in cui sono esposte oltre duecento opere fotografiche in bianco e nero che rappresentano più di un secolo di storia del paese e di tutta la Sicilia.

Il Castello rimane, però, l’attrazione principale, la cui area s’identifica con la primitiva rocca romana sulla quale si sedimentano le successive fortificazioni d’impronta bizantina, culminate con la ricostruzione effettuata dai Normanni.

Negli oltre otto secoli di storia il castello è passato più volte di proprietà per alterne e oscure vicende.